“Il noema della fotografia è semplice, banale; nessuna profondità: “E’ stato”. So già cosa diranno i nostri critici: come! Addirittura un libro –anche se piccolo- ciò che a me è già chiaro alla prima occhiata? Si ma questa evidenza può essere sorella della follia. La Fotografia è un’evidenza spinta, caricata, che sembra caricaturizzare non già la figura di ciò che essa ritrae (anzi è proprio il contrario), ma la sua stessa esistenza.[…]. Ora ciò che io ipotizzo della Fotografia non è soltanto l’assenza dell’oggetto, ma anche, sullo stesso piano e all’unisono, che quell’oggetto è effettivamente esistito e che è stato li, dove io lo vedo. Ecco la follia è proprio qui: infatti, sino ad oggi, nessuna raffigurazione poteva assicurarmi circa il passato della cosa, se non per riferimenti ad altre cose; invece con la Fotografia la mia certezza è immediata, nessuno mi può disingannare.
La Fotografia diventa allora […] una nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo: un’allucinazione in un certo senso temperata, modesta, divisa –da una parte “non è qui” dall’altra “però ciò è effettivamente stato”): immagine folle, velata di reale.”
Le nove di sera, l’ora del crepuscolo estivo, quando la luce s’affanna ad andarsene e l’oscurità diviene compagna indispensabile. Il tempo e la luce sono due componenti inscindibili per la fotografia, se è vero che fotografare significa disegnare con la luce, e se è vero che la fotografia stessa ha un rapporto trasversale con il tempo. Potremmo dire che la fotografia riserva sempre un posto speciale allo spettatore. O per lo meno, dovrebbe farlo. Essa è in opposizione al cinema, eppure ne fa parte. E per questo ogni fotografia non è un semplice oggetto, e non è nemmeno, più banalmente, una specie di racconto.
Noi vorremmo rendere omaggio a questa prospettiva dello sguardo.
Cercare di raccogliere tanti scatti tra loro molto diversi, può essere pretenzioso, sommario e a volte anche inutile.
Eppure noi, che ci occupiamo di grafica e webdesign tutti i giorni, abbiamo sentito l’esigenza di farlo, la necessità di costruire uno spazio che stesse al di fuori delle regole della comunicazione aziendale e di marketing. Cercare, non senza una certa difficoltà –visto il mezzo virtuale- di riappropriarsi di uno spazio e metterlo in condivisione con un altro, quello fotografico (e non solo). Ci piace l'idea d'avere una possibilità diversa, un tentativo di dare un contributo comunicativo differente, tenendo presente una certa modalità di understatement e ponendo l'attenzione su immagini che non informino, e che per questo non si usino, ma si leggano e lascino spazio a chi le legge.
E in ultimo, ma senza dimenticarne mai la necessità, il divertimento di poter condividere con chi non si conosce qualcosa di proprio, senza chiedere il permesso a qualcuno, come se ce ne fosse bisogno.
A noi piace augurarlo di rimbalzo: buona visione.