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Ribelli e rivoluzionari

Km. 237

Ribelli e rivoluzionari

Il pensiero rivoluzionario si basa sul contrasto diretto del sistema esistente, in una logica di scontro proiettata verso una possibile esplosione; il pensiero ribelle, invece, sull'evoluzione fatale di questo sistema, in una logica di aggiramento in previsione di un?implosione. Il rivoluzionario riproduce ci? che contesta, perché non ha altre categorie di pensiero; il ribello si differenzia sempre dall'ordine costituito perché il suo immaginario trova altrove il suo nutrimento, nei ricordi dell'origine e nei sogni del divenire. Il rivoluzionario vuole "farla finita" una volta per tutte ed instaurare un nuovo ordine perfetto, ma il sistema di dominio che affronta non ha altro scopo se non quello. Il ribelle, invece, non pu? mai farla finita con le sue "strategie fatali": come indica il loro nome, esse tessono il suo destino. Il destino del mondo.

Testo di: Charles Champetier

foto [da Medo]

Commenti:

splendido testo. dovrebbero inserirlo nei programmi scolastici ed obbligare gli alunni a impararlo a memoria.

^^Ammu - 13.10.04 09:37

mah.

giangi - 13.10.04 14:11

mah sto cazzo.

max - 13.10.04 20:41

Il "Mah" di Giangi ? causato da isolamento culturale del poveretto. Un povero idiota. Tranquilli.

medo - 14.10.04 18:01

acad?o, gh'avio l'acido n?lo st?mego voi?ltri?

ozzy - 14.10.04 19:40

Sinceramente non comprendo il nesso tra il destino del mondo e le "strategie fatali" che tessono il destino del ribelle. Forse sarebbe meglio dire "[...]esse tessono il suo destino. Il destino del SUO mondo".
Non ricordo infatti ribelli, persone storicamente riconosciute tali dal senso comune, che abbiano in qualche modo tessuto il destino del mondo...se ci sono state fuori nomi e cognomi.
Qualche rivoluzionario invece l'ha fatto, nel bene o nel male e magari riproducendo ci? che combatteva, va bene, ma il ribelle mi sembra pi? uno che non si sporca le mani, resta a guardare e prevede l'implosione del sistema...va bene, magari ha ragione lui, ma dopo??
Il sistema ? imploso e ora il ribelle che fa? Continuer? con le sue strategie fatali sperando che ci pensi il destino???
Beh, cari miei, questo ribelle deve avere un sacco di soldi e un ego sconfinato perché intanto che egli aggira, fa il fatalista, attende l'implosione...un sacco di persone di fare i ribelli non se lo possono permettere. Di fare piccole rivoluzioni invece si.

Jurij - 14.10.04 21:41

il testo di Champetier riportato ? sicuramente molto bello e credo che la sua forza risieda nel tentativo di riconoscere che nella storia molti di coloro che hanno innalzato la propria voce contro il "potere costituito" siano a loro volta diventati parte di quel potere che si voleva nuovo e che invece indossava solamente una delle infinite maschere "dell esercizio della violenza".Per quanto riguarda la distinzione tra ribelle e rivoluzionario proposta, la questione si fa pi? spinosa:l'implosione attesa del ribelle, alla luce di ci? che accade nel mondo,potrebbe coincidere ad un armageddon ateo,nell'autodistruzione dell'uomo,cos? come l'esplosione cercata dal rivoluzionario potrebbe essere semplicemente la messa a nudo del cortocircuito raggiunto dalle contraddizioni del potere.Non capisco il riferimento ai "ricordi dell'origine" (l'uomo delle origini possedeva una bont? corrottasi con l'evolvere della storia?) ed ai "sogni del divenire" (siamo proprio sicuri che il rivoluzionario ne sia sprovvisto?),ma bisognerebbe riflettere su come la figura del ribelle sia nato nel grembo della borghesia dell 800 e di come esso sia l'alter ego irrinunciabile del potere repressivo e giudiziario.Ci? che forse manca al ribelle ? il riconoscere che un altro destino del mondo nasce anche dal gesto o dal pensiero che distrugge,dalla tabula rasa del presente, non come deserto ma come nuovo cominciare.

i nomi - 14.10.04 22:23

max, medo, come mai basta affermare 'mah' per essere insultati? chiss? cosa scrivevate se dicevo 'bel testo di staminchia'.

comunque era un 'mah' interlocutorio, di curiosit? e autoriflessione sul senso della vita e di quelle parole cos? profonde.

invece, appunto, ? stato colto come un insulto. BRAVI.

giangi - 15.10.04 09:31

Premettendo che delle parole di Medo io non rispondo (e ci mancherebbe), io non ho insultato nessuno, sia ben chiaro. Ho scritto "mah sto cazzo" perché mah, su uno scritto del genere, non ? a mio avviso una parola possibile (sto cazzo). Piuttosto uno non scrive niente, non ? obbligatorio mettere commenti, e basta legere i successivi per rendersi conto che qualcosa da dire c'era e c'?. Del mio linguaggio da bar sport credo siano tutti a conoscenza, se uno se la prende per cos? poco facendo leva sulla morale, allora sono io a dire "mah...va beh".

Max - 15.10.04 09:41

'mah, su uno scritto del genere, non ? a mio avviso una parola possibile'.

quindi anche tu dici 'parole non possibili'.

per curiosit?; cosa significa dire che 'non ? una parola possibile?'

giangi - 15.10.04 13:41

gli ultimi commenti(?)di giangi credo siano l'esempio perfetto di ci? contro cui cerca di scagliarsi Champetier (qualcuno mi d? qualche informazione in pi? su questo "pensatore"!grazie):l'amore borghese per le parole trasformate in rapporto di forza(-produzione)ed in strumento di demistificazione del reale, in questo caso un interessante e affascinante testo scritto.Quali sono i tuoi pensieri giangi riguardo al pensiero di questo francese(presumo)? ? ci?, che credo sfugga a tutti noi scatenando qualche moto di insofferenza.

i nomi - 15.10.04 14:06

Giangi ha fatto anche fin troppo notizia. Vuole attenzione e basta. Altrimenti avrebbe detto qualcosa, invece finora ha praticato il vuoto assoluto.

Medo - 15.10.04 15:01

Caro Giangi, non so da quale tipo di astruso processo logico tu abbia derivato l'assioma "quindi anche tu dici parole non possibili", del tutto arbitrario e votato ad una tecnica polemica. Secondo me hai capito benissimo cosa intendevo, per cui non mi dilungher?. Rimane il fatto che, come dice "nomi" (ma sar? uomo o donna? non capisco quest'utilizzo degli pseudonomini...) in maniera molto arguta non hai ancora espresso un tuo personale pensiero circa il pensatore in questione. C'? una bella frase di Wittgenstein che dice "Su ci? di cui non si può parlare, si deve tacere." (scusate la citazione, non ho resistito).
Attendiamo tenacemente le tue suggestioni.

max - 15.10.04 17:30

Penso che Cecilia la sappia pi? lunga di tutti noi messi insieme, Giangi in testa e "nomi" a seguire.
Io le mani me le sto sporcando in tutti i sensi:
dalla sua cacca a tutta una serie di altre piccole cose. Sporcatevi.

Elia - 16.10.04 16:47

scusate ma sono dovuto scendere a darle da mangiare e a sporcarmi con un po' di vomito. Eravamo rimasti allo sporcarsi le mani e quant'altro; e pi? passa il tempo e sempre pi? mi rendo conto che nella vita o si fanno delle scelte che ti fanno cambiare direzione di tanto in tanto oppure si puo scegliere di andare avanti a leggere bei libri. Non ? mia intenzione demonizzare chi legge per passione o per lavoro
ma incontro troppa gente che cita bei "passi" e sempre meno gente che questi passi li fa.
Avanti o indietro, non importa.
Io sono ignorante r sto Ciampeti?r non so chi sia: ha scritto delle cose interessanti ma "smettiamola di farci i pompini a vicenda" direbbe qualcuno.

Elia - 16.10.04 17:21

sinceramente non capisco!mi sporco le mani tutti i santi giorni,ho spazzato merda a quintalate a persone di cui si e no conoscevo il nome;poi arrivo a casa la sera,trovo per caso un photoblog bello e intelligente dove si può dibattere o esprimere qualche pensiero e decido cos? di scrivere qualche cosa.A questo punto divento all'improvviso un paraculo che passa le proprie giornate a tirarsi seghe mentali!Strano paradosso di chi continua a ritenere l'esercizio della mente come qualcosa di separabile dall'esistenza quotidiana(oltre al grottesco di citarmi personalmente senza conoscere nulla di ci? che faccio e sono).Per fortuna che sul "piacere di leggere" vengo dispensato dall'essere "demonizzato"(?).Insisto:medo (oltre ad una bella foto)a scelto un brano da proporre a chi visita il sito,ed al di l? che piaccia o meno bisognerebbe evitare di gettarsi merda addosso(un metodo molto stupido per sporcarsi)e limitarsi ad esprimere un commento(e non a gareggiare in termini etico-esistenziali).Data poi l'inutilit? riconosciuta ai "citatori",mi astengo rimandando(mi)al pensiero di wittgenstein di cui sopra.

i nomi - 17.10.04 02:17

Mi spiace Elia, pur con tutto il rispetto che nutro nei tuoi confronti, dissento completamente dalla tua impostazione rigidamente pragmatista. Nel pensiero cos? come nella vita di tutti i giorni, ? una questione di priorit?. Le priorit? mutano costantemente in relazione ai nostri orizzonti di senso, e non per questo ci ? permesso stabilire una gerarchia e una scala di priorit? che possano valere come esempio per chi ne ha di diverse dalle nostre. In tal senso, non posso permettermi di giudicare negativamente la priorit? di un ventenne che ? quella di divertirsi o, quanto meno, di pensare agli studi, perché io ho procreato un figlio e mi devo sporcare le manine di cacca, e quindi, automaticamente, i suoi problemi (gli esami, la prova di matematica, il motorino che non funziona) diventano risibili o futili. Tutto verte sulla capacit? di reimpostare la dialettica partendo da parametri di relazione effettiva. Ho gi? avuto modo di pubblicare su questo blog l'illuminante passo di Carlo Sini sulla filosofia come esperienza di pensiero. Questo dovrebbe poterci permettere di non considerare tutto ci? che ? speculazione mero astrattismo, bens? "esperienza di pensiero" al pari del mero empirismo di chi cambia i pannolini al figlio. Entrambe le cose fanno parte di una rete di significati che si sovrappongono costantemente nelle nostre vite. Per cui ? chiaro che la delusione amorosa che ci ha attangliato per mesi interi può passare all'ultimo posto della nostra scala di priorit? esistenziali quando scopriamo, ad esempio, che un nostro affetto famigliare sta per lasciarci le penne perché gli hanno trovato un tumore. Ma questo non signfica che l'una o l'altra cosa sia effimera, futile, o infantile. Significa semplicemente che abbiamo spostato il fuoco della prospettiva. E significa anche che i momenti in cui ci dedichiamo alla riflessione, alla speculazione, all'esperienza di pensiero, fungono da luce, carburante e linfa vitali. Per cui ben vengano i confronti sulla ribellione e la rivoluzione (ce ne sarebbe tanto bisogno in quest'epoca di esistenze diafane e policarbonate), ben vengano le poesie, le urla, le grida dell'esistenza, sempre pronte a dirci che c'? qualcuno che resiste, che non accetta il mondo pattumiera perché c'ha il lavoro e le bollette da pagare, e che sceglie scegliendosi, in un atto di libertà e responsabilit? qual ? l'atto del pensiero e della sua potente possibilit? di significazione.

Max - 17.10.04 15:08

adesso mi sembra che si cominci a parlare di qualcosa. a parte la parte di padre che adesso ovviamente plagia e blocca la ghiera focale della mia vita ? molto tempo, circa dieci anni, che mi sono convinto dell'importanza che ha legare la riflessione "ad un rigido pragmatismo". questo ha una ragione d'essere nel bagaglio di esperienze che ho accumulato fin qui. penso che ci debbano essere i pensatori e quelli che scrivono cose simili, quelli che cambiano pannolini o che elaborano motorini . "Ma questo non signfica che l'una o l'altra cosa sia effimera, futile, o infantile. Significa semplicemente che abbiamo spostato il fuoco della prospettiva " OK.
Penso Max che attualizzare sia la cosa pi? difficile. per Attualizzare intendo contestualizzare all'oggi un pensiero, una riflessione, un ideale o un qualsiasi concetto che riteniamo passaggio importante da fare nostro.
Per "farsi i pompini a vicenda" oltre citare un passo chiave di tarantiniana memoria intendo semplicemente colpire nel segno di un sistema che spesso l'intellettuale come il politico o il ben pensante utilizza per predicare bene ma razzolare inevitabilmente male. Non ? un'accusa a te ne tanto meno a "i nomi" piuttosto che Giangi ma ? un moto di stizza che rode chi come noi vede che questo mondo di fatto ? pattumiera punto a capo.
Un moto di stizza che mi fa preferire la monarchia all democrazia, che la dittatura forse sarebbe un delle soluzioni alle quali ritornare perché con tutto quello che ? stato scritto, detto e fatto l'uomo non ha imparato un cazzo.
E forse perché ? stato speso troppo poco tempo a sforzarsi di cambiare, mica lavoro o locale per la serata, col fine di rivoltare la propria vita come un calzino e non fare finta di sposare ideali
belli a vedersi. Rivoltarla per ri-indirizzarla verso quella meta, scelta e non prescritta.
Scelta perché (essere vivente dotato di un cervello che prima elabora motorini e poi la propria vita) ho preso determinate decisioni che hanno fatto si che la mia vita abbia preso quella direzione. Dopo ovviamente ci sono le variabili del caso, ma queste sono autogrill o svincoli di una autostrada che ho deciso di percorrere.
E' questo il difficile.
Non sono nato arrivato e nemmeno insegno nulla di nuovo. Penso solo che la pratica sia la miglior scuola in tutto. E tento di imparare ancora.
Cecilia urla cazzarola ciao

elia - 17.10.04 18:58


...e fu cos? che mentre i rivolussionari si sporcavano le mani, i ribelli continuarono a sognare e il mare si fuse alla terra, le foreste di metallo e acetato presero il sopravvento sulle parole e l'ordine costituito divenne finelmente una banana da sbucciare, la rivoluzione una noce di cocco alla trementina, mortale per chi la mangiava , ma una benedizione per i pittori, che non si stancarono pi? di dipingere tremendi tramonti notturni.
Ho paura dei rivoluzionari, di quelli che non riescono a vedere oltre la loro squallida esistenza, di quelli che impongono il loro sogno e non lasciano sognare gli alrti, di quelli che si ribellano all'insalata e tirano calci ai mendicanti, di quelli che ti chiedono che cosa fai per cambiare il mondo.
Io per cambiare il mondo respiro pi? forte che posso: tengo per l'effetto serra e ho prenotato un paio di branchie per il prossimo diluvio.

perineo - 17.10.04 21:23

finalmente ci capisco qualcosa in pi?:cecilia ? una bambina nata da poco ed elia il suo neo-pap?.L'amarezza e la rabbia del commento di elia mi hanno ricordato le parole del testo di champetier,l'amarezza di chi si scaglia contro l'ipocrisia,la falsit?,l'opportunismo di coloro che ergono a facciata della propria esistenza ideali proclamati ad alta voce per poi essere chiusi in una teca nel momento in cui il pensiero si fa esperienza,al massimo utili per essere contemplati!Ma siamo sicuri che la mera esperienza valga come valore in s??Se fosse cos? l'umanit? avrebbe gi? da tempo dovuto imboccare altre strade ed il concetto di "progresso" avrebbe ancora un senso,quando invece ci ? morto miseramente tra le mani.Invece elia la differenza sta nello scegliere,come giustamente sottolinei, ma la scelta ? sempre frutto di un pensiero o di una riflessione, per quanto queste non possano esautorare le possibilit? del reale.Ed imboccata questa strada in cui si riconosce lo scegliere come possibilit? di discernere,rompendo un p? la solitudine a cui a volte releghiamo i nostri percorsi di vita,a volte ritrovare i propri dubbi,le proprie paure,i propri fantasmi nelle parole di chi ha provato a trasmetterle, può darci la forza(ed a volte l'illuminazione)per proseguire nel nostro percorso che certo non abbiam scelto facile ne senza contraddizioni.

i nomi - 17.10.04 21:24

Ma siamo sicuri che la mera esperienza valga come valore in s??
se la tua esperienza ? sincera, anche semplice, ma consapevole non ? mera (se intendi l'accezione negativa del termine) ma ? essenza della persona poiché l'uomo esperisce di continuo se ? tale: SI.
Lasciamo perdere l'umanit? e guardiamo in faccia le persone che ci toccano quotidianamente.
Il bello, forse un po' masochistico, sta proprio nello sbagliare. Fare qualcosa per avere la possibilit? di dire di avere fatto, per potersi assumenre la responsabilit? di avere detto, per poter riconoscere di avere sbagliato.
E sarai daccordo con me che oggi ? tragicamente diffusa la pratica di stare sulla strada maestra che per brutta che sia ? quella che fanno tutti e poi tanto male non

elia - 17.10.04 22:45

Bene, ancora le mie felicitazioni a Medo per aver fatto scaturire uno dei migliori post di tutto il nostro blog macilento. Bello anche il passaggio di Perineo, che ho apprezzato in alcuni deliziosi punti. Rimane il fatto, per rispondere ad un estratto del passaggio di Elia, che la forma di governo democratico ? un modello fallimentare che persiste da duemila anni. La democrazia diretta, quella dov'? il popolo a decidere (attenzione che poi bisognerebbe definire che cosa si intenda per l'ente-popolo, addentrandosi in pericolosi percorsi) mi pare che non sia mai esistita, o se lo ha fatto, ? stato solo per periodi brevi e temporanei. La forma di democrazia attuale, quella rappresentativa, ? invero un modello di aristocrazia camuffato, e chi governa conosce bene queste cose. Che poi gli ?ristoi corrispondano ad un modello di migliori piuttosto originale, ? un altro paio di maniche. Che i migliori siano coloro i quali sono riusciti a stabilire gerarchie di comando basate su rapporti di forza "indiretta e non-violenta", ? un discorso ancora aperto, ove per prevaricazione indiretta s'intende la sua capacit? di manifestarsi in modo sotterraneo e nascosto. La maggior parte delle leggi approvate in parlamento negli ultimi tempi corrispondono a questa forma di violenza indiretta (e poi nemmeno cos? tanto) nei confronti del grande popolo della democrazia. E' evidente che anche in un clima di questo tipo, il rivoluzionario, se ho ben compreso il testo di partenza di questo post, tende, seppur in uno slancio di idealismo positivo, a distruggere un sistema di cose per ristabilirne un altro. Fa parte del circolo dello stesso pensiero, dove la sua lotta ? una lotta di sostituzioni, ? un cambiare il colore dei tasselli di uno stesso scacchiere. Il ribelle, o meglio potremmo dire la ribellione (intesa come attitudine verso il rifiuto di qualcosa) ha come slancio la sua non appartenenza ad un modello costituito, ha in se il germe dell'anarchia irrealizzata, e per questo motivo la sua forza combattiva ? una tensione irrisolta, non compresa in alcun tipo di modello teleologico, ossia in ascrivibile in un certo senso, a forme di pensiero dualistiche. Il rivoluzionario sostituisce alla Bibbia, per cos? dire, il suo pensiero, ma il suo atteggiamento ? politico e fa parte dello stesso sistema che vuole distruggere, rimane nel circolo del pensiero della separazione, del principio di non contraddizione. Il ribelle vive la contraddizione costantemente, in una forma di rifiuto che ? la sua stessa attrazione, rimane sul bilico, corre lungo queste voragini che si aprono e si chiudono, fa del conflitto un modello di esistenza perennemente irrisolta. E qui, credo, stia la sua grande apertura di senso, la sua forza.

max - 18.10.04 10:19

...la forma di governo democratico ? un modello fallimentare che persiste da duemila anni....
Forse nei tuoi sogni fradici e bacati.
La democrazia non ? mai esisita e non esister? mai.
Al massimo possiamo parlare di dittatura light o senza filtro.
Poi elaboreremo una statistica di rivoluzionari e ribelli che si sono lasciati sedurre dal lato oscuro della democrazia vedi Bondi e Ferrara o ancora liguori (ewww..!)per citare i casi pi? schifosi e disgustosi.

pevaryl crema - 18.10.04 10:29

Il pevaryl ? un antimicotico, quindi, per fare onore alla sua alta percentuale di econazolo nitrato, io me ne spalmerei un po' sulla lingua prima di parlare, se non altro per evitare di far crescere pensieri come funghi. La caratteristica del fungo pensiero ? che esso nasce quasi sempre dopo un intenso acquazzone, quando il sole splende gi? alto, di solito si mette all'ombra degli alberi pi? grossi, ? poco visibile, ma attira con tutto il suo variopinto micelio. Molto spesso i funghi sono parassiti che vivono traendo nutrimento a spese di altri organismi viventi.

max - 18.10.04 10:39

Vorrei porre alla vostra attenzione il fatto che 9disera ? uno dei due risultati che si ottengono cercando 'demistificazione del reale' su Google. L'altra ? una roba teatrale che non ho capito.

giovanni - 18.10.04 12:33

Dear max, dopo lunghe abluzioni anticrittogamiche, riterrei opportuno ricordarle l'estrema necessit? di non citare a sproposito la storia se non se ne ha una pi? che approfondita conoscenza.
In sostanza, dire che la democrazia ? un sistema che sussiste da duemila anni, come lei ha detto, ? una sonora cazzata che non si lava nemmeno con un abbondante acquazzone.
WIWA il rivoluzionario fungopensiero che abbellisce di sogni ribelli i prati da cui gli alberi traggono nutriente sostanza organica.
( so gi? che commento stai per fare, toglitelo dalla tua testaccia fungina)

boletus idioticus - 18.10.04 14:33

Mah?

grego ricorso - 18.10.04 19:42


Per rispondere a giovanni in merito alla sua query su gugle ( ammazza quanto s? tennico!) l'altro link parla di teatro terapia, ovvero un tentativo di riabilitazione ( e qui ci sarebbe molto da discutere) attraverso il teatro.
Il fatto ? che il linke ci azzecca eccome con 9disera, qui si fa bloggoterapia, eccome se si fa.
si fa , si fa...

mighe - 18.10.04 20:41

solite deviazioni a parte!forse bisignerebbe riflettere con maggiore calma sul concetto di democrazia;la provocazione del max riguardo all'et?(certo non riconosciuta dai manuali di storia ufficiali)di questa particolare forma di governo credo si riferisca alla sua nascita/presenza nel pensiero filosofico della grecit? classica ed indica un orizonte di pensiero politico antico almeno quanto la nostra società occidentale europea.Certo dall'altra bisogna riconoscere che il senso e la pratica che tale concetto ha assunto all'interno dell'ottocento e del novecento ha un carattere ed una significazione completamente diversa da quelle conosciute precedentemente.Dovremmo iniziare forse a considerarla come una pratica di organizazione sociale che in un preciso e limitato tempo storico ha avuto connotati progressisti(si pensi rispetto ad i sistemi monarchici od a quelli dittatoriali)e che oggi (e forse gi? da qualche decennio)vive un'involuzione progressiva in senso autoritario,disciplinare,militare e lobotomico.Focoault con il concetto di bio-potere ci invitava gi? negli anni 60 a smettere di guardare al potere costituito in termini di sovranit?, ma di porre attenzione ai sistemi di potere "orizontali" che permeano la società decretandone sempre pi? la disintegrazione.Sono i raporti di potere che sviluppiamo,alimentiamo,o non contrastiamo tutti i giorni nel nostro piccolo(spaziale e temporale)che permette al potere governante di riprodursi indisturbato.Ci mancano i sogni e la voglia di sognare in comune ed abbiamo sempre meno tempo per farrlo.

i nomi - 18.10.04 21:01

Caro imbecille da stadio che manco ti firmi col tuo nome, a parte che sei talmente idiota da dover ripetere 3 volte il tuo stesso post perché manco sai usare un browser (ammesso che tu sappia cosa sia, al di la di quello che ti fumi a colazione), prima di venire qui a spargere merda, e sopratutto ad aprire quel buco di culo che hai al posto della cervello, ti riporto semplicemente alcune piccoli passi, in modo da poterti rischiarare quella sottospecie di massa gelatinosa che chiami mente,ammesso che si riesca a trovare della massa di vago aspetto cerebrale in un parassita come te.

1. Platone (427-347 a.c.), la Repubblica, Libro 8: Libro 8. Socrate annuncia di voler ritornare all'argomento principale della sua indagine, ossia la felicit? del giusto e l'infelicit? dell'ingiusto; a tal proposito conduce un'analisi delle quattro forme di governo esistenti, cui corrispondono quattro tipi di uomo: timocrazia, oligarchia, democrazia e tirannide. La timocrazia, la costituzione pi? vicina allo Stato perfetto, cio? all'aristocrazia, nasce dalla corruzione di quest'ultimo: ci? accade perché i guardiani non determinano con esattezza il "numero nuziale", che regola il ciclo delle nascite. Socrate delinea il carattere del regime timocratico, dove regnano l'ambizione e un occulto amore per il denaro; di conseguenza l'uomo timocratico, la cui anima ? guidata dall'elemento impulsivo, ? ambizioso e avido. Quando l'amore per il denaro diventa palese nasce il regime oligarchico, basato sul censo e diviso al suo interno in Stato dei poveri e Stato dei ricchi. Anche nell'uomo oligarchico, parsimonioso e dedito agli affari, prevale l'elemento animoso. Dalla rivolta contro questo regime nasce la democrazia, caratterizzata da una libertà che degenera in anarchia, poiché sia lo Stato sia l'uomo democratico sono dominati dall'elemento concupiscibile; il popo? o stesso fornisce al tiranno la possibilit? di salire al potere. Una volta che ha preso in mano lo Stato, il tiranno opprime il popolo ed elimina i cittadini migliori.

2. Nel 403 a.C., dopo l'occupazione di File la vittoria a Munichia del partito democratico in esilio, guidato in battaglia da Trasibulo, ad Atene torna al potere la fazione 'popolare', che restaura l'antica costituzione democratica rovesciata dal governo oligarchico dei trenta tiranni.
La caduta di Atene risaliva al 404 a.C., alla disfatta della flotta ateniese ad Egospotami; gli spartani vittoriosi imposero un presidio permanente di mercenari in stanza nell'Acropoli, alla cui ombra gli oligarchici avevano rovesciato la costituzione (polit?ia) democratica grazie ad una votazione effettuata con la minacciosa presenza della flotta spartana nelle acque del Pireo. Dopo una lunga guerra civile i democratici possono restaurare le antiche magistrature elettive, come i tribunali e l'arcontato, restituendo in tal modo alla città (polis) la costituzione di Solone e di Clistene.

3. Nella definizione del concetto antico di democrazia siamo di fronte ad una duplice dimensione semantica, della quale furono coscienti gi? i primi pensatori che iniziarono a riflettere su una tale forma politica. Il concetto di "governo del popolo (demos)", o della moltitudine, veniva associato nell'et? classica a quello di isonomia e isogoria, cio? all'idea dell'uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge (nomos), e della eguale possibilit? di prendere parola nelle pubbliche assemblee. A partire dall'et? di Pericle, che vede la definitiva affermazione della democrazia ateniese, questo modello diviene anche portatore del valore superiore della libertà politica. Ad una tale concezione si deve la trasformazione di questa concezione in un paradigma fondamentale della storia del pensiero politico, affermatosi nel corso delle epoche storiche successive e che ancora sopravvive nel nostro tempo: la forma politica democratica appare come l'espressione del valore della libertà.

Per cui fammi un favore: prenditi la calcolatrice, fatti due conti, dopodich?, ammesso che questo ti dica qualcosa, vai a fare in culo e non tornarci pi? su questo blog. Va a fare le tue lezioni di storia su Canale 5, o a Flavia Vento, magari ci guadagni un pompino e ti senti finalmente realizzato come uomo e come intellettuale.

Max - 18.10.04 21:03

io dopo una tale risposta chiederei scusa con gli occhi fissi al pavimento. max non lo vince nessuno, ? per quello che si arriva poi a certi livelli, se non si ha la volont? di confrontarsi ma solo di prevalere. cui prodest? (oltretutto) spero che non occorra traduzione e spero anche che la discussione si chiuda qua, che questo non ? un ring, ? un posto in cui ci si scambia conoscenze.

^^Ammu - 18.10.04 23:30

Max, gli spazi dopo le virgole! Possono attaccarsi a tutto.

giovanni - 19.10.04 00:48

Credo tu abbia ragione Ammu, mi sono lasciato prendere la mano. Il fatto ? che il mio livello di sopportazione degli idioti, in questi mesi, in una scala da 1 a 10 ? pari allo 0,5. Il confronto mi sta bene fino a che quest'ultimo non si riduce e provocazione gratuita e, sopratutto ignorante. Sono una sorta di mina vagante, cmq chiudiamola qui e, come si dice dalle mie parti, avanti pur.

max - 19.10.04 08:53

"Gli aborigeni di Australia si stendono sulla terra". Non ? solo un ritornello di Battiato. Voglio dire che a tutti manca una percentuale di contatto col terreno ed ? questo che porta ai compromessi, quali ad esempio la democrazia. Cazzata quella di dire che non ? mai esistita, come ho letto. Euclide nelle sue lettere si trova costretto a tirar fuori "3,14..." (pi greco) proprio perché le sua geometria, la preponderante per secoli, l'euclidea ? sic et simpliciter la pedissequa applicazione della democrazia (della "media sopra le cose", detto per il volgo). Il fatto che, ad esempio, anche la musica ? diventata commercio e massificazione ? anche dovuto a questo: quando applichi "la media" e la erigi sopra le cose, non puoi cadere che nella mediocrit?, che della democrazia ha tutte le sfaccettature nella prassi ed ? cosa grandemente amata dalla gente. Va beh, ad ogni modo, come tutte le semplificazioni, logicamente la democrazia ha avuto alti e bassi e non mancher? molto che verr? del tutto soppiantata dal neo-sciamanesimo (o almeno, io lavoro per questo).

Medo - 22.10.04 16:23

Ci puoi elucidare sul neo-sciamanesimo?

gioppe - 22.10.04 16:55

Te lo riassumo "for dummies". Si tratta di accettare il mistero dei processi naturali in quanto processi pre-esistenti all'avvento/intervento/stravolgimento umano sulla terra. Ergo: lasciare tutto com'? e finalmente provare a vivere, leccare il rumore di un sasso o assaggiare le colonne di una nuvola saranno i primi passi della mia rivoluzione probabile.

Medo - 22.10.04 17:37

Questa ? proprio una cazzaaaa...
una grande cazzaaa....
una grande strepitosa gigantesca cazzaataaa! o no?

k - 07.04.05 17:00

sono concorde con l'autore infatti sto preparando il percorso per l'esame di maturit? sulla figura del ribelle.comunque,secondo il mio modesto parere non c'? progresso storico senza le crisi storiche causate dai rivoluzionari.Ribelli e rivoluzionari:mente e braccio.

vale - 12.06.05 18:06

Visto che in questa pagina ? stato citato Carlo Sini, volevo aggiungere che il suo pensiero ? potentemente ribelle, poiché mostra proprio l'evoluziona fatale del sistema e la sua vicina implosione e mette in questione il sistema nei suoi stessi fondamenti (vd. recensione del suo pensiero su http://enciclopedia.splinder.com). La "rivoluzione etica" ha gi? avuto inizio...

daniela - 29.06.05 12:24