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Volare nel blu, dipinto di rosso.

Km. 585

Volare nel blu, dipinto di rosso.

Il recente incidente aereo avvenuto all'aeroporto madrileno di Barajas riporta all'attenzione, grazie anche alla sempreverde e indiscriminata fanfara mediatica, il tema della sicurezza dei voli.
Credo che questa sia, però, una chiave di lettura un poco superficiale.
Leggendo in giro per la rete mi chiedo come mai questo tipo di incidenti facciano presa sul vulgo in modo così efficace, benché, ad esempio, i morti sulle strade siano in numero assai maggiore ogni giorno, e il mio pensiero corre a una fragorosa esplosione. Così come quando facciamo brillare un petardo non abbiamo lo stesso coinvolgimento di quando assistiamo ai fuochi d'artificio, il numero e la quantità di petardi esplosi in un breve lasso di tempo ci impressiona molto di più che l'esplosione di uno singolo. Inoltre, se facciamo esplodere contemporaneamente 300 petardi in 300 parti diverse d'Italia, non otterremo su di noi lo stesso effetto che facendoli esplodere sottocasa in cinque minuti.
E così avviene con gli incidenti aerei, e probabilmente non solo con quelli.
Tanto più chiasso in poco tempo si fa, tanta più gente se ne accorgerà.
Centocinquanta persone morte nella stessa brevissima frazione di secondi ci lasciano, in ogni caso, senza fiato. Viene da pensare ai loro ultimi secondi, se mai hanno avuto la capacità di potersi rendere conto di ciò che accadeva, come fossero nostri. Viene da pensare alle loro vite cancellate in un battito d'ali: e se fosse capitato a noi?
Epicuro avrebbe risposto che ora, questa domanda, non ci riguarderebbe più. O forse si?
Un po' per masochismo e un po' per ipocondria, ripenso a queste cose tutte le volte che devo affrontare un viaggio in aereo. Negli ultimi sei mesi mi è capitato di dover viaggiare molte volte per aria e, benché abbia dalla mia parte la statistica ed ogni forma di rassicurazione razionale derivante dalle numerose informazioni raccolte, la paura rimane immutata.
La tecnologia e la scienza, però, sembrano darmi una pacca sulla spalla: l'aereo è un mezzo assai sicuro, viene periodicamente controllato, revisionato, i piloti sono addestrati ad ogni evenienza, si può partire con un motore solo, etc etc. Il paragone con qualsiasi altro mezzo di locomozione non fa altro che rimpinguare, quindi, il medagliere dell'aviotrasporto. E tuttavia.
Quando succede ciò che abbiamo visto in Spagna -e da poche ore anche, ahimé, in Kirghizistan- viene da pensare a quanti e quali siano i reali controlli, a quale sia la percentuale dell'errore umano, che nella maggior parte dei casi è la fonte principale di questi funesti eventi. Fatal Human Error.
Ma attribuire la colpa ai geni regalatici da Adamo ed Eva non può essere l'unica risposta.
Anche una Fiat 600, se opportunamente revisionata, può camminare per anni senza dare segni di cedimento alcuno, magari facendoci pure il giro del mondo un paio di volte. Questa è la storiella che i sostenitori della tecnologia e del progresso ci raccontano per farci tranquillizzare. Pensate solo alla pantomima degli assistenti di volo prima di alzarsi da terra: vi siete mai chiesti a cosa possano servire tutte quelle misure di "sicurezza"? Il canotto o il corpetto di salvataggio fanno sorridere: immaginatevi un aereo spinto a 800 km orari planare sull'acqua (cementata) e poi mi di dite a cosa potranno servirvi lo scivolo gonfiabile e il giubbotto di salvataggio.
Apriamo la bocca e mangiamo le pillole calmanti per distrarci dalla tensione e darci l'illusione che, comunque andrà, avremo sempre una possibilità.
Falso.
Il problema dell'affidabilità del funzionamento meccanico è poi sempre il medesimo: quanto pesano negli incidenti i lavori di manutenzione sugli aerei? Guardate tutti i bulloncini che corrono lungo l'ala di un aereo se vi capita di starci accanto: avete mai visto quanti e quali meccanismi stanno sotto un flap? Fateci caso.
E quindi: le compagnie quanto sono disposte a spendere in sicurezza e manutenzione nella giungla del mercato liberista del trasporto aereo? E ancora: risparmiare cento euro per una tratta di volo vale la tua unica vita? Questa è una domanda che dobbiamo porre a noi stessi in primo luogo.
Ma a ben vedere, tutto ciò non riguarda solamente l'incidente sopraccitato, ma abbraccia un po' tutto il funzionamento della nostra società del consumo. Tutto corre in fretta e deve correre in fretta al minor costo possibile. Tutto deve essere consumato al punto che, ancora prima di vivere una qualsivoglia esperienza -dal volo, al viaggio, al film, al concerto- questa è già finita, consumata: è già una scoria vagante, un rifiuto. Come forse quelle persone arse vive sulla pista di Madrid.
Un pensiero che rifiutiamo, perché inumano o perché terribilmente vicino alla realtà?
E allora che senso ha tutto ciò? Quale scopo può esserci nell'inventare e costruire aeromobili sempre più tecnologici, sempre più ricchi di comfort e standard di sicurezza se poi quando si accende una spia il tecnico a terra ti dice che devi partire, e il pilota è obbligato a firmare perché ha tre ore di ritardo, e la gente è incazzata nera, e i boss della compagnia fanno pressione dai piani alti e la gente che non ne può più vuole scendere?
Forse un pilota responsabile e un po' fuori dalle righe avrebbe dovuto dire "rimaniamo a terra" magari col rischio poi d'essere licenziato o sanzionato. Senza contare che alcuni dei passeggeri che avevano sostato per due ore sulla pista di Barajas avevano deciso di scendere e non gli era stato consentito. E qui cadiamo nel paradosso del paradosso: chissà se l'istinto di sopravvivenza di quelle persone, camuffato da una superficiale impazienza, aveva spinto loro ad abbandonare l'aereo.
Ma non gli è stato concesso.
E questo significa anche che tutto il meccanismo, l'enorme sistema che ci sovrasta, alla fine vince e ci tiene un pugno come fossimo moscerini. Nemmeno l'istinto ci può salvare, perché altri decidono per noi. Tutto sembra decidere per noi: dal tecnico sulla pista che fa firmare al comandante, dal timone che forse si è rotto, dal carburante che si incendia dopo tre o quattro rimbalzi della fusoliera sulla pista, al grande capo della Spanair, che si frega le mani a fine anno, e probabilmente per andare in vacanza non usa nemmeno gli aerei della sua compagnia.
Poi, certo, si fanno le giornate di lutto nazionale, Zapatero va di qua e di là, le agenzie di stampa si palleggiano le esclusive, e fra qualche settimana tutto ricadrà nel silenzio, insieme a quello eterno dei corpi irriconoscibili dei passeggeri di quel dannato MD-82 .
Ma tutto ciò non fa altro che mettere a nudo quanto siamo impotenti di fronte a qualsiasi scelta, e quanto, il vivere in questa società della tecnica, ci faccia assomigliare sempre più a piccoli bersagli di un irreversibile tiro a segno.
Allacciate le cinture di sicurezza quindi (ahahaha) e buon volo.
Le statistiche, la scienza e qualche santino di Padre Pio, tanto, saranno sempre con noi.

Commenti:

La perdita di senso della "condivisione" rende spettacolare una morte collettiva ...ma anche una vita collettiva (dalle notizie di comuni vere alle farse della tivvu').
La vita collettiva ha un che di carnale e promiscuo, ricorda modalità di contatto andate perdute e stuzzica la curiosità; la morte collettiva sa di segno divino...

Bah...

Mort'u sciusciettu, nu fumme cchiu' cumpari.

Ghee-Zol-Te (| ;-) - 26.08.08 15:45

in questi casi come per molti altri davvero si sente fino a che punto il nostro pensiero, l'immaginazione e gli affetti siano umanamente limitati e non al passo con l'orizzonte nel quale volenti o nolenti viviamo . fino a che punto sia urgente sviluppare queste facoltà per comprendere dove veramente ci troviamo, quali sono le conseguenze dei nostri gesti quotidiani, delle nostre scelte e...cosa vogliamo davvero fare, oltre morire e consumare. da questo punto di vista credo che discuterne e scriverne possa esser un primo passo per uscire dall'anestesia generalizzata. la tua riflessione mi ha ricordato le assicurazioni sulle centrali nucleari di ultima generazione e sulla loro sicurezza...mah...

ronchausen - 27.08.08 12:21

E non parliamo dei buchi neri da Groviera... cioè no, Ginevra...!!?!

Topobiblo - 03.09.08 08:02

ho visto solo ieri l'articolo su repubblica (uscito un paio di giorni fa) sul grande groviera di ginevra...la fine del pianeta terra prevista per il 10 settembre! che meraviglia! una fine clamorosa e fantascientifica, totale, senza residuo!!mi spiace un po' per gli scarafaggi: da anni li si indica come l'unica forma di vita in grado di sopravvivere (con gli invincibili batteri) alla catastrofe nucleare...

ronchanders - 04.09.08 13:42

Alla fine i Beatles vincono sempre. Quando il destino di un vivente è scritto nel proprio nome...

max - 04.09.08 13:56