Tutte le volte che scendo al sud, giù per l'autostrada, passando in un certo punto dell'Italia mi volto a sinistra e domando "ma quella lì bella, che città è?"
Lassù, sul promontorio, tutta arroccata tra le nuvole. "L'Aquila" mi rispondono quasi sempre.
In realtà ho appena verificato che probabilmente, quella che ho sempre creduto l'Aquila, è Orte: ma non importa. Quel che è certo è che non ho mai avuto la fortuna di vederla e di certo non vedrò più l'Aquila per ciò che era. Ma se per me questo è solo un non ricordo, una specie di luogo mancato, per chi ci abitava, per chi ci aveva costruito una vita, l'Aquila ora cos'è?
Il peso di questa domanda mi stordisce.
In questi giorni se ne sentono e vedono di tutti i colori.
Il bombardamento mediatico non frena la sua macchina da guerra, calpesta tutto ciò che può nella tragedia del terremoto ancora in corso. Davanti alla solita assurda, inutile e disumana pretesa di fare informazione, si specula continuamente sulla disgrazia, sul dolore di una comunità: si cammina sulle macerie dell'Aquila come se se fosse una discarica da mostrare in tutta la sua macilenta putrescienza.
È ciò che ho visto ieri, davanti ad uno di quei telegiornali che ti fanno capire nuovamente -se mai ci fossero dubbi- che è arrivato il momento di spegnere la televisione e ricominciare a pensare da capo, rivoltando le fondamenta delle nostra vita sociale e comunitaria per dare un senso nuovo alle nostre esistenze e a quelle che verranno dopo di noi.
Davanti al tiggì delle tredici vedo un cronista che, giusto per simular tensione e dare il senso della drammaticità del momento, urla le cifre delle vittime: la telecamera serpeggia tra gli oggetti rimasti nelle macerie dopo un crollo. Chi ben conosce la televisione, le sue perverse regole, sa che indugiare con le riprese sulla scarpina di un bimbo, su un suo giocattolo o una piccola chitarra ricoperti da calcinacci e polvere, fa il suo effetto. E qui non c'è eccezione.
L'operatore che riprende gioca sempre più in basso, cerca di sciacallare senza tregua le vite dei morti, mentre il cronista chiude in grande stile questo inferno puzzolente dicendo "Camminare su queste macerie significa camminare sulle vite delle persone che abitavano qui".
Mi scatta un applauso mentre la bile tracima dall'angolo della mia bocca.
Ciò che più mi colpisce è che l'ignobile cronista con gli occhialini è quasi compiaciuto nella propria voce: il tono, il modo in cui scarica le parole, ossia ciò che è tutto in una frase, più della frase stessa. Mentre parla non accenna a fermarsi, non tace, non indugia in un solo istante di rispetto.
Se mi fosse stato a tiro lo avrei preso a pugni, ne sono certo.
E sono anche certo che se finissimo, per questo, in uno di quei grandi baracconi televisivi chiamati talk show, verrei accusato di volere censurare, di voler mettere il bavaglio alla libertà di informare. Certo, come no.
Beh io credo che, se questa è libertà di informare, non voglio sapere nulla. E se avessi un figlio, vorrei che non sapesse nulla nemmeno lui. Sapere le cose in questo modo equivale a distruggerle pisciandoci sopra.
Se queste cose, poi, si chiamano vite, e magari hanno un nome, ogni dubbio si dissolve.
Pisciare sopra i morti per far sapere cosa, a chi?
Indugiare sulla scarpa di una bimba di sei anni morta soffocata e schiacciata da tonnellate di mattoni mi fa comprendere di più la tragedia del terremoto?
Sapere che quella chitarra, poche ore fa, era stata suonata dagli studenti universitari ad una festa e che ora questi studenti sono morti, e che non suoneranno più quella chitarra, mi fa sapere di più, mi rende più libero nell'essere stronzamente informato?
Mi da la possibilità di scegliere? Scegliere che cosa cazzo?
È importante che io sappia se i morti siano 235 oppure 250 o è più importante tacere e portare rispetto per coloro che ci hanno lasciato così in fretta? O forse devo spegnere la televisione e andare a spostare mattoni in quell'inferno scoperchiato? Ma se lavoro come faccio? Esiste un imprenditore al mondo che dica "fermiamo l'azienda per tre giorni e andiamo ad aiutare quella gente?" No?
Devo andare ad aiutare gli abruzzesi perché sono italiani? Ah si? Se l'Italia fosse finita al confine con l'Abbruzzo, e dopo ci fosse stata Abruzzoland allora non saremmo andati ad aiutare quella gente? Il mutuo soccorso tra i popoli è una questione nazionale, di bandiera?
Che cazzo mi frega della bandiera e dell'Italia!!! La sofferenza non ha confine. Se una persona grida aiuto le vado incontro comunque! Altro che partito politico, altro che bandiera italiana, altro che dio tricolore dal sapore nero d'altri tempi!!!
James Nachtwey, noto fotografo di guerra, ad un certo punto del suo film documentario dice una cosa che suona più o meno così: "arriva un momento in cui anche un fotografo di guerra, davanti a tanto umano dolore, deve spegnere la macchina fotografica". Esistono ancora questi fotografi, questi uomini? Uomini la cui sensibilità è continuamente corroborata tra l'esigenza di documentare, ossia il motivo per cui si è stati mandati in quel luogo, è lo sciacallaggio del dolore altrui?
Giusto per capire a quali risultati portano le due differenti strade, andate a vedervi le fotografie Reuters scattate all'Aquila e poi guardatevi quelle di Nachtwey: non servono le foto più conclamate che giganteggiano solitamente nelle mostre del fotografo americano, bastano le sue fotografie "minori". Scoprite che vi racconta di più.
Questa è la società di oggi: queste sono le sue assurde regole. Sono le regole che ci fanno sentir dire il mezzobusto a fine telegiornale "l'edizione di ieri è stata seguita con uno share del 30%. Porta a Porta dedicato al terremoto è stato seguito con uno share del..."
Incredibile. Lo share sui morti. Lo share su tutto.
È un baraccone marcio da vomitare.
La ferita inferta all'Abruzzo si porterà avanti per decenni, come altre di queste ferite inferte all'Italia e ai suoi abitanti. Dopo il terremoto del '76 i friulani dissero "voi mandateci i mattoni che a costruire ci pensiamo noi". E la sapevano lunga, anche se ciò, ovviamente, non avvenne.
Da quando la nostra grande civiltà ha fiato, le disgrazie sono sempre state occasione di guadagno per i più forti e l'Aquila, purtroppo, non farà eccezione. Sapete quanti politici e mafiosi -se mai esista differenza- hanno iniziato a fregarsi le mani dopo aver visto le macerie abruzzesi?
Ecco a chi serve "l'informazione" di quel cronista con gli occhialini. Ecco a chi servono i servizi dei telegiornali. Ecco a chi serve sapere come, quando e dove investire sulle morti degli altri.
Ed è quel che sarà. Hanno già cominciato a dirlo, senza pudore alcuno: non hanno aspettato nemmeno che la terra finisse di tremare!
Costruiamo la "New Town".
La New Town. La dove c'era l'Aquila. Rendiamoci conto.
Già solo chiamarla così ci fa comprendere dove viviamo, con chi viviamo.
La mia domanda è: non è forse arrivato il momento di dire basta a tutto questo?
Non è arrivato il momento di rovesciare completamente tutto e di ripartire da qualche cosa che abbia un aspetto e un volto più umano per tutti?
Commenti:
Sì.
mimì - 09.04.09 15:51
è ufficale: dio è sulla panchina delle riserve di lucifero. Ha il numero 22.
max - 10.04.09 16:56
L'altra sera su Radiopopolare ho sentito la descrizione fatta da un loro cronista (abitante di L'Aquila, tra l'altro) dello spiegamento di telecamere CHE CIRCONDANO A 360° I CAMPI DI ACCOGLIENZA. Giuro, mi è salito il vomito. Questa povera gente è obbligata a stare ore e ore sotto il fuoco di fila dei fari delle troupe televisive (dal mattino presto alla sera tardi) e a farsi filmare, senza poter obiettare (dato che nessuna ordinanza lo vieta), anche al mattino appena svegli mentre si stanno recando ai bagni chimici!!!
Ogni tanto qualcuno protesta, ma ovviamente la sua voce cade nel vuoto... Un senso di impotenza dietro l'altro, con l'aggiunta di una abbondante e di certo indimenticabile fetta di umiliazione.
Da anni non guardi la TV. Spero che in futuro smettano di farlo anche tutte queste persone che dalla TV, in questa drammatica parte della loro vita, si stanno sentendo sicuramente violentate.
Auguro a questi giornalisti televisivi di perdere il sonno.
Ghizolte - 10.04.09 18:55
Quello in cui viviamo è un mondo psicotico. Di fronte alla prova di realtà veniamo sistematicamente bocciati. Da quanto tempo ce ne rendiamo conto? Da quanto affrontiamo questa realtà sub o post umana? A volte sembra che gli alieni della porta accanto facciano qualcosa di spietato, nel modo sbagliato, coi mezzi sbagliati, e sento di poter aggiustare ciò che non va. Altre li sento sbagliati, lo sono perchè vogliono esserlo intimamente, e li odio di cuore. Scelgono il male minore - o maggiore - per fare del bene, e viceversa (Genna sostiene che l'unico uomo ad aver agito in piena coscienza cercando il male per il male sia Hitler). Spesso fa rabbrividire la sola inconsapevolezza, il fatto di non rendersi conto di ciò che fanno agli altri, della distruzione che sempre causano. O non sono forse, fantasma nero perenne e paralizzante, i progetti sottesi a certe azioni che gelano il sangue? La visione cosmica che manipola la realtà perchè la considera astratta e vede in ogni scelta, inquadratura, gesto, non il sentire di un uomo o di una comunità ma l'astratto bene o male fuori dal tempo. Una cartolina dal nulla. Una paresi storica in cui siamo divorati da una sgonfia, essenzialmente telegenica, nuova religione.
mimì - 11.04.09 18:17
E spegnamo una volta per tutte sta beep di tivu' santoscielo!!! Cosa stiamo aspettando? E' talmente semplice!
NienteTiVuPerDio-NemmenoPe'SteriliBestemmie - 13.04.09 01:28
Sembra veramente che l'unico ad avere le idee chiare su "what's on an italian man/woman's mind" sia quel tal Cicisbeo della SubMinx che abbiamo alla presidenza del consiglio. Da ragazzini, pare abbia mandato i suoi figli in un collegio dove non era consentito guardare la TV. Fortemente significativo. E noi, che lo vorremmo brasato a fuoco lento, continuiamo a dargli soldi attraverso la sua minkz di scatola parlante! CoglioNazi!
La Bell'Epoquelisse - 13.04.09 01:48
Da almeno vent’anni, ed in particolare negli ultimi dieci, quanto vediamo oggi accadere all’Aquila è stato preparato, ed educate ad accoglierlo sono state le anime di quanti vanno a ingrassare gli share dei telegiornali e delle deliranti trasmissioni che parassitano le disgrazie degli uomini. Questo fa sperare anche me in un grande rigetto dello sciacallaggio di questi spettri che, armati di microfono e telecamere, sguazzano nell’altrui dolore…ma già temo che tale disgusto verrà riassorbito dal prossimo telefilm dedicato alla tragedia del terremoto. Che bello sarebbe invece se finalmente non solo l’orrore del dispositivo mediatico oggi venisse in primo piano, ma anche il suo ruolo nel sistema che massimamente ne trae profitto e che esso propaga, difende, incrementa, ed in ultima istanza incarna. Ma da dove viene la pretesa dei mass media e dei loro servi di essere la rappresentazione totale della realtà?
Chiunque si rifiuti di parlare con i giornalisti viene da decenni sistematicamente accusato di non voler comunicare con nessuno, come se fosse inaccettabile comunicare in modo diretto, senza la mediazione-filtro di stampa e televisione, e come se gli amici e gli interlocutori di ogni giorno fossero nessuno…ma ciò che più mi stupisce è che i più credono ormai ciecamente a questa pretesa, trovando impensabile vivere o ‘sapere’, addirittura comunicare, senza televisione, cellulare, fax, internet o quotidiani ‘da metropolitana’.
ronchausen - 14.04.09 12:23
Esatto.
max - 14.04.09 15:55
un piccolo estratto da UOMINI E NO di Vittorini a pochi giorni dal 25.
"Baffi Grigi gli diede il Corriere indicandogli due punti nella cronaca della città.“Non voglio sapere come sono andate le cose” disse. “In un punto raccontano che un soldato e un ufficiale tedeschi sono stati uccisi da ignoti sovversivi, e in un altro che il capo del tribunale è rimasto vittima di un incidente d’auto insieme a due alti ufficiali tedeschi dell’esercito germanico che si trovavano con lui”.
Egli guardò l’uomo dagli occhi di gatto che sedeva alla sua destra, e soggiunse:
“A quale scopo, è chiaro”.
“Chiaro” disse Occhi di Gatto.
“Da una parte riconoscono che ieri vi è stato un incidente e lo spiegano; dall’altra parte negano il successo ottenuto dai patrioti con l’eliminazione dei tre personaggi ch’erano nell’auto”.
“Ma devono anche sfogare la loro rabbia” disse Baffi Grigi.
“Per i due che confessano annunciano di aver già fucilato venti ostaggi. Per gli altri, che con l’autista sono quattro, si rimettono ad una seduta del tribunale (…) stanotte”. (…)
“Ma se fossi io uno di loro? Se fossi uno dei quaranta che saranno fucilati domattina? Che me ne sembrerebbe di dover esser fucilato con altri trentanove per quattro canaglie che i patrioti hanno tolto di mezzo?”.
Baffi Grigi si alzò in piedi.
“Vuoi dire” disse “che non vale la pena sacrificare dieci dei nostri per ogni colpo che diamo al nemico?” (…)
“Sono” disse Enne 2 “da una parte dieci uomini e dall’altra un cane. Dobbiamo fare di più”.
“Era questo che volevi dire?” Baffi Grigi disse. “Fare di più?”
“Colpire di più” disse Enne 2. “Colpire fino a stordirli. Non lasciar loro il tempo di eseguire rappresaglie. Perché accettare che quaranta uomini siano fucilati domattina?”
“Nessuno accetta questo” disse l’uomo dalla testa rasa.
“Perché non impedire” Enne 2 continuò “che il tribunale si riunisca stanotte?”
Di nuovo i tre uomini si guardarono.
“Siamo qui per vedere come possiamo impedirlo” disse Baffi Grigi.
ronchausen - 21.04.09 10:41
Un buon 25 aprile a tutti!
mimì - 25.04.09 16:01
http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=82814846820&h=t5I7v&u=ofqsz&ref=mf
Consiglio un'occhiata.
Ghizolte - 02.05.09 14:31
O' miglie chiagne 'nu pelo.
Don de Stael - 05.05.09 23:32
Ghizolta n'altra volta non mandare il linko di facebukko (tradisce le tue frequentazioni) ma quello del sito di Tolleranza Zoro. Io l'ho visto bazzicar nelle fila del PD, il tizio. Però devo ammettere che i suoi filmati sono ottimi e lui fa veramente rider.
Ecco il link del suo sito (el se ciama Diego Bianchi, il toso)
tolleranza zoro
max - 06.05.09 10:27
AHAHAH!
Ebbene sì, pur non essendone grande frequentatrice, sono su fessbuc anch'io. Ho fatto come il gatto: ci ho lasciato lo zampino --> Per capire chell'era, senza quasi volerlo, plop..., mi son trovata iscritta!
Dov'è l'inginocchiatoio ricoperto di ceci?
Ghizolte - 06.05.09 21:54
Vado a dormire e tutto tace.
E questo non va bene.
Chissà che smuovere le acque sbraitando in maniera casuale non faccia cambiar foto, pagina, e aria a questo fotoblog.
Sarà che a Mantova non c'è il mare. Però ci sono i laghi, è un riassunto. Facciamo che i bignami valgono un esame e la malinconia svanisce.
mimì - 14.05.09 03:05
...E ancora non avete visto niente.
medo - 25.05.09 17:14
in africa, un proverbio ammonisce: "quando gli dei vogliono punirti realizzano i tuoi desideri", tanto è oscuro a noi stessi quanto desideriamo e cosa davvero chiedono le nostre domande.
forse proprio per questo vale la pena porle:
e dunque, la nuova foto? il 600esimo km dove ci condurrà?
ronchausen - 25.05.09 19:55
Grazie Elena vedo sempre che ci regali piccole perle...vedo anche, con medio stupore, che Medo ricompare, come sempre e ciclicamente, gettando il sasso nello stagno. Strano che non abbia scritto "non si può più ridere, non c'è più tempo per le stronzate".
Riguardo al chilometro 600 sono inf ase di ruminazione. Lo so, è tardi ed è passato più di un mese. Ma diverse energie affollano la mia mente ed il mio corpo e ancora non riesco a vedere orizzonti più limpidi.
max - 26.05.09 10:32
è tempo di grandi affanni anche per me, caro max, e per questo non riesco ancora a trovare il modo e il centro di gravità permanente per riprendere la nostra (momentaneamente) interrotta conversazione...
nelle dense notti dell'estate si affaccia però qualche barlume di felicità, alcuni versi, sogni extravaganti, inaspettati refoli di aria fresca. chissà...
un bacio con lo schiocco!
ronchausen - 28.05.09 00:10
Basta. Dove sei?
mimì - 31.05.09 04:41
A MAX E AL SUO GENIUS!! :
I latini chiamavano Genius il dio a cui ciascun uomo viene affidato in tutela al momento della nascita. L’etimologia è trasparente ed è ancora visibile nella nostra lingua la prossimità fra genio e generare… E sacro a Genius era il giorno della nascita, che per questo noi chiamiamo ancora genetliaco. I regali e i banchetti con cui celebriamo il compleanno sono un ricordo della festa e dei sacrifici che le famiglie romane offrivano al Genius nel natalizio dei loro membri…ma sembra che in origine non vi fossero che incenso, vino e deliziose focacce al miele, perché Genius, il dio che presiede alla nascita, non gradiva i sacrifici sanguinosi.
“Si chiama mio Genius, perché mi ha generato (Genius meus nominatur, quia me genuit)”. Ma non basta. Genius non era soltanto la personificazione dell’energia sessuale. Certo, ogni uomo maschio aveva il suo Genius e ogni donna la sua Iuno, entrambi manifestazione della fecondità che genera e perpetua la vita. Ma, com’è evidente nel termine ingenium, che designa la somma della qualità fisiche e morali innate in colui che viene in essere, Genius era in qualche modo la divinizzazione della persona, il principio che regge ed esprime la sua intera esistenza. Per qusto a Genius era consacrata la fronte, non il pube; e il gesto di portare la mano alla fronte,che compiamo quasi senza accorgercene nei momenti di smarrimento, quando ci pare quasi di esserci dimenticati di noi stessi, ricorda il gesto rituale del culto di Genius…E genialis, geniale è la vita che allontana lo sguardo dalla morte e risponde senza esitare alla spinta del genio che lo ha generato.
Ma questo dio intimissimo e personale è, anche, ciò che in noi è più impersonale… “Genius è la nostra vita, in quanto essa non fu da noi originata, ma ci ha dato origine”, la nostra vita in quanto essa non ci appartiene.
ronchausen - 02.06.09 18:59
wow... questa cosa proprio non la sapevo.
Ma quanto è affascinante!
Diverse volte mi sono chiesta il perchè dell'usanza della festa di compleanno, ma no ho mai approfondito.
Come sta baronessa?
Ghizolte - 08.06.09 20:51
ghizolte cara, son felice di vederti riapparire, tra una tua transumanza e l'altra...e devo ammettere che sto conducendo un esperimento che mi sta dando vari motivi di perplessità e riflessione. ho lasciato il mio cellulare a mantova...io, così presuntuosamente critica degli 'alienati dipendenti' dai mezzi tecnici di comunicazione mi accorgo 1) che se non lo avessi dimenticato non sarei, con un scusa o con l'altra, riuscita probabilmente a far una cosa del genere (per pudore non tiro in ballo freud); 2) che oggi mi son sentita più volte isolata (cosa comune nella folla della nanometropoli in cui vivo, ma nella quale il cellulare evidentemente ha assunto quell'illusorio senso di ancora ed antidoto che molti gli 'alienati' gli attribuiscono). mah...attendo con impazienza di constatare come l'esperienza dell'assenza di cellulare si metabolizza. tu come stai, voltaica ghizolte?
ronchausen - 08.06.09 21:27
Ps. l'avventura del Genius ha poi almeno altre 3 tappe... quando il nostro max cambierà la foto metterò la successiva, la sua avventura durante il meriodo alto-medievale...
la baronesse - 08.06.09 23:04
Yeee! Non vedo l'ora di sapere come prosegue il Genius!
Quindi, piccolo Max, ti invito ad aprire il nuovo chilometro. Sempre che tu nel frattempo non ti sia finito incatenato in qualche dogville d'oltreoceano...!
Io sto bene, Baronesse. Continuo ad uscire poco. Sono stata ingoiata dallo studio della storia. Ora vado perchè mi attende un superlibro di P. Veyne di 600pagg. sulla storia dell'impero greco romano. Forse per novembre ne vengo fuori...! Bacio!
Ghizolte - 09.06.09 21:53
Volevo scrivere una cosa su Paul Celan ma Paul Celan mi ha suggerito di non scriverla.
Perchè non ha a che fare né con la poesia né con l'uomo.
In questo sitio tutti si conoscono e si spifferano addosso e nemmeno c'è lo spazio per scrivere cose intelligenti.
Beati gli smemorati che almeno avranno la meglio sui propri odori. Io sudo da un'ora, attiro le mosche, e non penso ad altro. Spero di cambiare idea almeno su questo. Giusto per non dormire come una puttana in chiesa.
mimì - 10.06.09 03:19
Ci si spiffera addosso per muovere l'aria, così si suda meno.
Ma tu almeno possiedi un libro... e tra una frase e l'altra puoi sempre usarlo per farti aria ;)
Ghizolte - 10.06.09 21:49