Quasi tutti i giorni, quando il tempo me lo consente, mi immergo nel blob quotidiano delle notizie rosicchiate dalla rete. Consulto le testate principali italiane, poi quelle minori, poi quelle indipendenti. Inizialmente uno pensa che ci voglia tempo: in realtà non così tanto. Più leggo e più mi accorgo come andrà a finire l'articolo o eventualmente il fatto che l'ha germinato. Si capisce quasi sempre come andrà a finire un dato fatto, una certezza resa più solida quanto più ci si avvicini ai fatti di cronaca nera.
Il giornalismo sta dando poi il peggio di sé da lustri.
Gli articoli fondati e seri sono forse il 10%.
Tutto il resto è cronaca inutile e spesso scritta pure male.
Ieri leggevo dell'agente Spaccarotella: condannato a 6 anni -chissà quanti ne farà veramente- per aver sparato ad un tifoso che se ne stava seduto in macchina. Un bell'esempio della giustizia occidentale italiana. Qualche settimana fa il caso, se possibile peggiore, del giovane Aldrovandi: i poliziotti che lo picchiarono a morte si sono beccati 3 anni e sei mesi. Viene da chiedersi anche qui quanti ne faranno, se li faranno.
Un altro esempio di giustizia di un Paese i cui governanti, da qualsiasi parte stiano, si professano civili e industrializzati. Davvero non capisco che differenza passi tra prendere a sassate una donna sul selciato di un paesino afgano o picchiare a morte un ragazzo indifeso su una strada della civilissima Ferrara. Mi sforzo, ma non riesco a trovare alcuna differenza.
Forse la violenza diventa minore grazie alla magia di una divisa o di un viso più bianco.
Ma la rabbia rimane la stessa.
E ancora.
Il blob quotidiano offre un'intervista a Giovanni Lindo Ferretti. L'ex punk filosovietico, colui che parlava al compagno Togliatti tramite i suoi dischi, oggi si converte prima al cristianesimo, poi diventa addirittura filo papale, probabilmente perché Ratzinger ha quella spiccata tendenza alla teologia e alla digressione metafisica che tanto piace al nostro inafferrabile Lindo. A ben vedere quindi, se Lindo è sempre stato ligio alla linea, anche dove la linea non c'era, questa scelta in realtà è perfettamente sua. Non ho mai ascoltato troppo i dischi dei CCCP, sebbene l'ambiente metal e punk di quegli li portassero in palmo di mano per ciò che rappresentavano nell'Italia musical politica del tempo. Erano anni in cui ero assai piccolo, anni fatti di cassette registrate dagli amici e fanzines fotocopiate. Erano anni in cui iniziava a circolare qualcosa nella musica ed erano già gli anni dove ci immersero nel Truman Show quotidiano per poi sapere che, una volta diventanti noi grandicelli, ne avrebbero raccolto i frutti.
Leggere ora di questa conversione, se in un primo momento può far sorridere o prendere a male parole il Ferretti -di turno, non disperate, è solo questione di tempo per tutti- in seconda istanza si rivela come un processo obbligato per lo stesso magro ex punkettone. La strada delle chiese, siano esse di partito, di religione, o della natura che più vi garba, porta sempre allo stesso punto. Si parte a pugni chiusi per combattere una certa cosa, si lanciano bombe e granate ma poi finisce che o ci si pente, e allora si approda con fiori e regali alla casa che si è bombardata per anni, o si continua a bombardare, e si finisce rincoglioniti in qualche ospedale fatiscente.
Da questo punto di vista almeno si può dire che Ferretti abbia fatto un cambiamento e che per ciò sia apprezzabile. Dall'altro, tolto ogni inutile significato politico o idealistico al suo percorso, si capisce solamente che Giovanni Lindo è tornato alla casa da cui è partito, come la parabola del figliol prodigo. Ha rinnegato per anni la sua natura, riplasamandola in un significato politico o più o meno filosofico. Ha cercato di risignificare la sua vita costantemente, in ogni suo gesto, musica e parola. Quando, con l'aiuto di qualche capello grigio e un tumore al polmone che l'ha graziato, si è accorto che tutta questa baracca messa in piedi era in realtà una farsa inutile per la sua esistenza è tornato a casa. È tornato da sua madre sulle colline dove è nato, ed ora se ne sta lì, accudendola e girovagando solo per piccoli borghi e sacrestie ove porta la parola non già di una religione, ma della sua stessa radice d'esistenza, la parola del luogo che l'ha generato, la parola che ha sentito fin da piccino, la parola che ha combattuto per una vita e alla quale ora torna scodinzolante in attesa di una morte che risignifichi -ancora e per l'ultima volta- la sua vita. Vi dirò che non trovo nulla di strano in tutto ciò. Alcuni passi della sua intervista sono tutt'altro che clericali, se vogliamo dare un colore più duro alle parole. Dall'altra, che ci si schieri pro o contro Lindo Ferretti, credo che si faccia solamente e sempre un errore. Prendere posizione in questo caso è inutile. E lo dice uno che ne aveva una piuttosto chiara fino a poco tempo fa.
Credo che queste tre piccole storie, tra loro così lontane, parlino di vita e di morte, di violenza e di pace, di ingiustizia e di lealtà presupposta. Tra loro, ancora una volta, i lembi si toccano, così lontani da avvicinarsi come mai hanno fatto prima.
Trovo un filo conduttore sempre più chiaro, in tutto ciò, anche se non mi piace per nulla.
O forse dovrei anch'io finalmente accettare uno di qui binari che, prima o poi, mi condurranno dove vanno tutti.
La vita è una corsa in treno verso la morte.
Immagino milioni di binari tra loro paralleli, vicini e mai tangenti, come le nostre vite.
Ognuno di noi viaggia su un treno, chi più veloce, chi meno.
Alla fine si arriva tutti al capolinea, in ogni caso.
Il binario finisce ma le sue braccia non si toccano. O forse si toccano, ma all'infinito: quel piccolo inganno che ci dicevano alle elementari per abituarci alla vertigine del vuoto cosmico e dell'abbandono.
Sebbene il mio binario sia blu, e quello del mio cane rosso, alla fine il treno si fermerà per tutti e due.
C'è solo da ricordare il momento in cui, io e il mio cane, siamo saliti su questo treno.
È il ricordo di quell'istante a cui ho dato un nome, in cui ho trovato il mio nome, che sta la lettura del senso del mio viaggio?
E poi: ci sono delle stazioni di cambio intermedie oppure il viaggio è diretto?
A questo punto credo solo che ci sia solo da mettersi con la faccia fuori dal finestrino -magari con la lingua penzolante di saliva, come il mio cane- fissando il vento che ti acceca.
Commenti:
E' facile farsi guidare dalle idee mentre dovremmo essere noi a dover guidare loro.
Compito ben più gravoso.
Alla luce di un'idea tutto è chiaro, visibile, certo. Il sentiero può essere arduo, ma c'è.
Senza sole, magari solo con qualche candela da tenere in mano la faccenda cambia.
kome - 21.07.09 21:29
Caro Max in questo tuo ultimo scritto ho ritrovato tanti degli spunti di discussione di cui ultimamente abbiamo così ardentemente discusso. La storia personale di Lindo Ferretti che così tanto colpisce credo rappresenti la storia di molti, soprattutto di quella generazione che già stanca e incosciamenente consapevole della propria debolezza ha cercato negli anni ottanta di tenere vivi quell'urlo di protesta che così violentemente ha scosso l'Occidente tra i 60 e i 70. Credo che non ci sia nessun ritorno tanto meno a qualche presunto luogo d'origine, ignoto quanto lo sarà il nostro approdo. Semplicemente Ferretti ad un certo punto credo si sia accorto che nonostante il suo continuo girovagare, che lo portò fino alla lontana Mongolia, in verità non si era mai mosso dal suo paesino emiliano natio. Continueremo ancora chissà per quanto a dibatterci nelle strettoie di un sistema che ci soffoca sempre di più e che non riusciamo a riconoscere come già morto.
non importa - 03.08.09 19:34
E' uscito un libro per minimum fax in cui scrivono alcuni scrittori italiani, da Avoledo a Wu Ming 1, sul futuro - perso, inconcepibile, nascosto, insopportabile - della nostra terra patria. Il titolo è "Anteprima nazionale". Ne ho letto a mala pena l'introduzione ma sembra possa portare qualche scintilla ai delusissimi ancora in grado di cercare qualcosa che non sia l'ultimo binario. L'immaginazione, come molti anni fa, è talmente avvizzita da diventare un tema attuale. Vi saprò dire qualcosa a breve.
mimì - 05.08.09 02:39
Conosco Wu Ming di nome ed ho ricevuto messaggi sul suo operato da alcuni musicisti amici. Attendiamo allora tuoi segnali a riguardo Mimì.
max - 06.08.09 10:45