Stamane leggevo un articolo del giornale locale.
Sbattuta come sempre in prima pagina, la cronaca nera riscuote spesso, mio malgrado, il mio spento interesse, conscio anche del fatto che con ciò faccio un favore proprio a chi ci lucra sopra senza alcun umano ritegno.
Un ragazzo di 23 anni muore attraversando la strada alle sei del mattino mentre andava in Chiesa.
Ce ne vuole proprio, penso al momento.
Mi rattristo. Mi fermo.
Sapere di una vita così giovane spezzata in modo così casuale, imprevedibile, per certi versi assurdo, mi impone di pensarla con calma, rispetto e cullarla nei miei pensieri.
Come se fosse un saluto all'ultimo viaggio di qualcuno che non conosci, ma al quale ti senti vicino.
Proseguo nella lettura dell'articolo e a fine righe leggo: "il ragazzo [...] è stato ricordato su Facebook con il gruppo "Addio (e nome del ragazzo)" ".
Ora lungi da me fare qualsiasi polemica in un momento del genere.
Voglio fare una riflessione su che cosa spinga dei ragazzi, amici di colui che non c'è più, a fare una cosa del genere.
Io no l'avrei mai e poi mai fatto ma, probabilmente, perché non tollero Facebook e credo che sia uno strumento di manipolazione sociale, oltre che una network in grado di dire a tutto il mondo in un clic, cosa stiamo facendo, perché e per come. Una sorta di Grande Fratello, e mi riferisco naturalmente al il capo di Oceania nel libro 1984 di George Orwell. (anche qui mi cadono le braccia nel dover fare una precisazione che, fino a 10 anni fa, non sarebbe stata nemmeno necessaria).
Tornando a Facebook mi chiedo: forse sono io che non accetto uno strumento che ormai fa parte della vita sociale in modo radicato? Forse Facebook, in questo frangente, è paragonabile alle stesse partecipazioni funerarie che si vedono nei necrologi? Dunque, in questo caso, sarebbe solamente lo strumento che cambia, ma la sostanza rimarrebbe la stessa?
Forse sto diventando un matusa se penso che, in occasioni come questa, il rispetto, il silenzio e il contatto umano (un abbraccio, una parola, un gesto, una piccola veglia) alla fine contino molto più di mille formalità, siano esse telematiche o stampate?
Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione.
Perché sto cominciando a non capirci più nulla veramente di come girano le cose su questo globo.
Commenti:
non voglio scomodare il nostro mcluhan, ma io non saprei dire qual è davvero la differenza tra un fotoblog e uno spazio virtuale su feisbuc,max. tu che ne dici?
ronchausen - 26.10.09 08:31
Beh, io dico che c'è differenza eccome. Lo spazio di un fotoblog è uno spazio che nasce da un scelta autonoma, per lo meno qui. Nasce prima di tutto ciò che è stato denominato social network poi, e che di social non ha nulla, se non la falsa condivisione di uno spazio per giunta virtuale. In questo luogo io scelgo cosa dire, scelgo quali argomenti trattare, e non faccio parte di alcun network che rilasci informazioni di chi scrive e commenta qui. Non travesto un mercato di informazioni umane (come mi vesto, cosa faccio, le mie fotografie, a che ora mangio, etc) in luogo apparente di discussione e condivisione, a tal punto che qui scrivete tutti con di Nickname. E potrei continuare ancora. La differenza, come sempre, è nella pratica. Perchè se invece discutessimo in via teorica, per così dire, ci sarebbero ben poche differenze. Ma è come dire che la televisione, se usata bene (??) è un mezzo di comunicazione valido. Non è vero. Perchè non è usata bene MAI e i suoi contenuti non permettono, in realtà, alcuna scelta.
max - 26.10.09 12:09
In questo spazio nulla è tuo. E lo sai, max. E' la vertigine e insieme lo squallore del mezzo. Sai che ti leggi, prima di tutto, e gli altri rispondono. Parlarsi addosso assomiglia al ragazzino che chiede una spuma bionda e sa di rinfrescarsi, poco altro. Poi credeva di vinecere. Sudorazione umana. Vorrei sapere se ci maturbiamo in tre, nient'altro, o altri simpatici hanno la pazienza di scrivere dei loro cazzi. Maschi o femmine. Animali.
mimì - 27.10.09 00:51
Non credo di aver mai asserito che lo spazio fosse mio. Credo che il punto della discussione fosse, però, altro. Se può rassicurare il nostro voyerismo della scrittura non siamo in tre su questo sito, le statistiche di visita mi dicono che è così. Ma fossimo anche in due qual è il problema? Si Facebook è più bello perchè "samo di più?" In una rete fatta solo di colpi ad effetto magari qualcuno passa e si ferma a leggere, anche solo una volta, qualche stralcio. Come quelle poche volte che capita al bar o in stazione di tendere l'orecchio ad ascoltare parole che non si sentivano da tempo. O forse no.
max - 27.10.09 10:00
Un tempo, alla morte di qualcuno, si pitturavano sulle grotte le immagini del defunto; poi si sone fatte veglie notturne lunghissime; poi si sono scritte lettere e biglietti. Oggi si può usare facebook, uno strumento che è in tutto e per tutto uguale ai tanto costosi annunci sul giornale locale e che non differisce più di tanto dai mezzi partecipativi al dolore altrui che si sono susseguiti nel tempo. Non ci vedo nulla di strano, se non un modo come un altro di ricordare e, attraverso uno strumento del presente, cercare partecipazione e comunanza.
Di sicuro gli amici saranno stati anche molto vicinio ai genitori del povero ragazzo e di sicuro l'iniziativa di facebook non ha tolto nulla al dolore e alla partecipazione "fisica" all'immensa tragedia.
Sputo - 27.10.09 16:59
il punto non è la differenza tra Teoria e Pratica, alcuni amici hanno aperto spazi su facebook con pseudonimi e condividono foto, racconti, discussioni, più o meno come qui. una fenomenologia del mezzo e delle sue modalità di utilizzo rende davvero, secondo me, difficile distinguere le due tipologie di 'dialogo' (so che ti sono invise le virgolette, ma quando ce vo' ce vo'). allo stesso modo per quanto
riguarda la televisione: il problema non è. a mio avviso, che i CONTENUTI hanno questo o quel carattere, pregio o difetto, ma che il MEZZO richiede e forma uno spettatore passivo, solo,isolato anche se in mezzo ad altri, ammutolito davanti alle immagini; la tele riduce il mondo a un'immagine, qualcosa di addomesticato, orrendamente famigliare (che sia il fungo atomico di hiroshima o il leone della savana), creando nello spettatore l'illusione di conoscere quello che vede.
detto ciò, questo blog mi diverte e, sola soletta (o alienata dal contesto in cui mi trovo), mi piace leggere quel che vien qui scritto e scriverci. lascerei le questioni relative a bene/male ai moralisti.
ronchausen - 27.10.09 18:23
Perdona max per la scoreggia di post che ho lasciato ieri ma il suddetto aveva filtrato come un coguaro.
Condivido con sputo la serenità di vedere il libro di faccia come un mezzo ormai consolidato per condividere pareri, cazzate, umori, immagini, un quotidiano insomma, con le sue pagine dei morti e le condoglianze. Per l'intimità di un dolore condiviso in silenzio esistono ancora i volti, le braccia, le parole che possono solo essere pronunciate. As usual, tutto dipende dal modo in cui ognuno gestisce queste piattaforme liquide. Vedi "twitter", ad esempio, non ho ancora capito come diavolo usarlo ma il flusso di brevi messaggi è così caotico che affascina. E poi 9disera, mi ci stò affezionando.
mimì - 27.10.09 22:48
Credo che non si possa scindere il mezzo dal contenuto e viceversa, perchè entrambi si appartengono. Grazie all'anonimato del web, ci si permette di scrivere cose che, probabilmente dal vivo non si direbbero mai, e via discorrendo. Il fatto di nascondersi dietro un Nickname, o quant'altro, in tal senso, è una delle chiavi di lettura a mio avviso più significative. Certo scrivere su un blog fa si che io sia isolato anche se non passivo, in questo caso. Mi isolavo anche quando scrivevo lettere, sebbene il tempo della scrittura e quello della lettura, in quel frangente, fosse molto più pregnante perchè basato su un attesa che ora appartiene solo ai ricordi e alla polvere. Mi sento di voler fare differenza tra Facebook, un impianto creato ad hoc da multinazionali di qualsivoglia genere di maiali per studiare al microscopio le vite degli altri, e un blog. Ripeto che c'è differenza eccome. Non credo ci si renda ancora bene conto di cosa sia Facebook, ma non ci vuole un genio per capire che sia una gigantesca banca dati della popolazione ad usofrutto del mercato e delle multinazionali. Solo in tal guisa rabbrividisco quando leggo che vita e morte si intrecciano sui tabulati di vendite dei vari papponi mondiali. E mi deprime e rattrista molto vedere che si fan spallucce, che tanto alla fine è uguale, che tanto "non sarà mica per Facebook". C'ero anch'io li sopra e mi sono tolto dopo tre mesi, e vi assicuro che fa lo stesso se non trovo gli amici di infanzia, o le vecchie fiamme, perchè dopo il primo sospiro che puzza di ricordi e malinconia cadaverica, la giornata continua uguale. Senza contare che gli incontri fortuiti, l'intreccio dei destini e delle vite, è sempre stato un miracoloso e magnifico mistero da cui registi, fotografi e scrittori e artisti d'un tempo hanno tratto materiale per le loro opere migliori. Sarò matusa ma mi risulta difficile, se non impossibile, pensare che ciò avvenga con Facebook. Se voglio scambiarmi umori, foto e pareri faccio una cena.
max - 28.10.09 09:55
Buongiorno,
ai sensi della normativa di sicurezza postale n. 592/2008 e di cui al dlgs 79 del 11/02/2004 la scrivente società Goosfart L.t.d, proprietaria delle quote di partecipazione della Holding gestrice di Facebook Inc. S.a. vi invita ad evitare insulti e diffamazioni inerenti al sito oggetto dei post di questa pagina; in difetto di otteperanza, saremo costretti ad attivarci legalmente per il rispetto della normativa vigente.
Sergio Bruschi - 28.10.09 12:38
Certo, certo, bello scherzetten...
max - 28.10.09 16:00
se è un invito accetto!
ma torno tra una decina di giorni e...un sms andava bene lo stesso, max!
ps. un'amica mi ha detto che al telegiornale di rai tre e di rai due han parlato del petrolchimico di mantova e dei suoi funesti effetti.avete visto i servizi? com'erano? besos
ronchausen - 28.10.09 21:17
Purtroppo non abbiamo visto, ma tanto li abbiamo tutti i giorni qui, magari fossero solo sul tiggì. Ti invito ad una cena dove insegno a fare ordigni. Porta amici che più siamo, più impariamo.
max - 29.10.09 11:06
Io penso che Facebook, Grande Fratello, la televisione, le password, i codici, i corsi sulle tecniche di vendita,le mille variazioni del cv che ognuno di noi ha sulla sua chiavetta del pc, e altro ancora, facciano tutti parte della grande categoria dell'autopresa in giro, per essere fini. Con questi mezzi ci vogliamo sentire parte di questo grupopo fantastico attraverso cui abbiamo qualche chance di farcela in questo mondo e in questa società,perchè per lo meno, dato che è sempre più difficile trovare la cosa giusta da dire o il vestito giusto da mettere, al limite ci sono gli altri che fanno per te. Ti "cliccano"= ti cercano, sono interessati a te; ti scelgono per il lavoro=vali, e via dicendo. Fa paura la responsabilità personale, anche quella di esprimere un sentimento vero, anche quella di fermarsi per strada se vedi che uno sembra in difficoltà, perchè si traveste da sputtanamento collettivo: alla fine hai paura ad essere quantomeno gentile, hai paura a chiedere, hai paura di sembrare stupido. Allora meglio essere stupidi tutti insieme, che oggi va di moda, tanto di multinazionali che fanno quello che volgiono con noi ce ne sono mille, ma noi continuiamo a credere che siamo noi i protagonisti, perchè "noi valiamo" anche solo con uno shampoo nuovo. Per concludere e risponderti, detesto Facebook e ho paura che sia un'altra allucinazione collettiva o una grande fetta di prosciutto sugli occhi di tutti quelli che non vedono cosa sta succedendo a questo paese e alla gente che ci abita.
ramona - 03.11.09 14:19
E ancora m'innamora e mi fa sospirare così...
La curiosità dei nuovi spazi sulla rete, devo ammettere, mi rapisce come una nuova esperienza vitale. Riescono a smuovere la testa e il cuore, nella loro superficie scabra e vergine. Spazi di scrittura inesplorati, responsabili o meno dipende dalle scuse che ognuno poi porterà faccia a faccia. So che i rischi sono alti ma sembra davvero presto per stigmatizzare. Mi capita di partecipare, e il verbo è pregnante, ad alcuni blog che si occupano di letteratura, musica o altro, ostiando, imprecando, dialogando, scambiando opinoni forti, nevrosi ancestrali. Scrivere sudicerie. Questo funziona sulla mia pelle, dallo schermo. Esistono bar telematici con i loro drink su tavoli lontani, stesse espressioni vaghe e dogmatiche, senza smancerie d'espressione. Esistono nickname, ma si rischia la faccia. Mi aspetterei pazienza rispetto ad un mezzo diabolico e quindi prezioso. Sembra presto per dire. Facebook somma, ancora non toglie abbastanza.
mimì - 05.11.09 20:28